domenica, Novembre 22, 2020
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Dacia Maraini: la donna con la valigia

Dalla distinzione tra turista e viaggiatore alla dialettica tra noi, l’altro e l’altrove. Dacia Maraini ci spiega cosa significa viaggiare.

Un viaggio tra investigazione e seduzione per l’altrove

Fuori dagli stereotipi, curiosa cittadina del mondo e femminista, Dacia Maraini riesce a dilatare i confini anche davanti alla macchina da scrivere. In viaggio per ereditarietà, da adulta esplora luoghi come Africa e Cina: qui realizza che il percorso non è semplicemente un movimento fisco, ma un moto interiore perché modifica il vissuto.

Spostarsi alla scoperta di luoghi sconosciuti oggi può essere un atto di verifica: i mass media, infatti, condizionano l’immaginario turistico, i pensieri e le aspettative. Ma attenzione: il turista si affaccia, mentre il viaggatore si immerge nel territorio. Chi è dunque il viaggiatore? Dacia Maraini investiga la figura di chi visita nuove terre:

“Se si vuole conoscere il mondo si deve sfuggire al turismo. Ormai sono rimasti pochi i territori incontaminati. Uno dei modi di evitare questo appiattimento culturale è quello di conoscere la gente del luogo, di parlare, addentrarsi, ascoltare, leggere quello che si scrive sul posto.”

Parte attiva nella Generazione degli Anni Trenta, nella sua vita viaggio e scrittura si intersecano: l’immaginazione e la rivelazione portano alla conoscenza. Che sia all’interno di una libreria, in una biblioteca o sul divano di casa, anche la lettura è un viaggio immersivo verso l’altro e l’altrove.  Un viaggio metafisico che ci contamina e apre i confini della mente, per far entrare il nuovo, l’ignoto. Ma: “Chi è l’altro? E l’altro è tale rispetto a me solo come persona singola, o si oppone alla cultura del popolo a cui appartengo, dalla comunità con cui divido le sorti?” si domanda la Maraini nel suo libro La seduzione dell’altrove. Contagiata dalla letteratura, la scrittrice afferma che la dimensione ideale della conoscenza  è prepararsi leggendo la cultura del luogo: “I romanzi secondo me sono più illuminanti di qualunque guida”.

Marica Servolini

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