Gutenberg Magazine https://gutenbergmagazine.it Just another WordPress site Mon, 28 Feb 2022 10:57:54 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.1.1 https://gutenbergmagazine.it/wp-content/uploads/2020/06/favicon-150x150.png Gutenberg Magazine https://gutenbergmagazine.it 32 32 Gutenberg Magazine e l’impegno verso la sostenibilità https://gutenbergmagazine.it/gutenberg-magazine-e-limpegno-verso-la-sostenibilita/ https://gutenbergmagazine.it/gutenberg-magazine-e-limpegno-verso-la-sostenibilita/#respond Mon, 28 Feb 2022 10:06:18 +0000 https://gutenbergmagazine.it/?p=926  

Il termine sostenibilità deriva dal latino sustinere, che significa sostenere, difendere, favorire, conservare. Questa parola ha iniziato a diffondersi negli anni ‘80 a Stoccolma partendo dal rapporto Our Common Future presente nel Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente e pubblicato nel 1987. Nel successivo 1992, alla Conferenza di Rio de Janeiro sull’ambiente e lo sviluppo, i capi di Stato mondiali hanno affrontato per la prima volta a livello globale le diverse problematiche relative all’ambiente. Il concetto di sviluppo sostenibile è stato così consolidato come uno sviluppo in grado di assicurare il soddisfacimento dei bisogni della generazione presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di realizzare i propri.

Dopo anni i progressi non sono stati proprio quelli sperati. Fortunatamente però, oggi stiamo prendendo coscienza del fatto che i nostri comportamenti stanno causando il collasso dell’ecosistema. Per questo è importante conoscere cos’è lo sviluppo sostenibile, come possiamo nel nostro piccolo metterlo in pratica e quali sono gli obiettivi del programma Agenda 2030: un programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità sottoscritto il 25 settembre 2015 dall’Assemblea generale dell’Onu. In questo documento troviamo i 17 obiettivi per un nuovo modello di società, più responsabile in termini sociali, ambientali ed economici. Un disegno in cui tutti possiamo davvero fare la nostra parte in quanto si tratta di obiettivi comuni, che riguardano tutti i paesi e tutti gli individui.

Tra gli obiettivi più importanti troviamo sicuramente: 

  • Sconfiggere la povertà;
  • Sconfiggere la fame;
  • Arrivare ad un’istruzione di qualità per tutti;
  • Raggiungere la parità di genere;
  • Acqua pulita e servizi igienico-sanitari in tutti i paesi del mondo;
  • Diminuire qualsiasi tipo di disuguaglianza.


Gutenberg Magazine: la rivista ufficiale dell’Istituto Armando Curcio

Gutenberg Magazine è una rivista nata con lo scopo di approfondire, indagare e analizzare i tanti aspetti della contemporaneità. In essa vengono affrontate diverse tematiche, che vanno dalla letteratura al cinema passando per l’arte, la sociologia, il marketing e diversi altri argomenti di spessore. Questo fa sì che la rivista possa essere un luogo di incontro, ma soprattutto di istruzione e informazione; questo nuovo numero difatti è interamente incentrato sulla sostenibilità ambientale e sui diversi ambiti che possono essere collegati ad essa. A collaborare con la rivista ci sono nomi di grandi professionisti, come il noto giornalista e conduttore televisivo Michele Cucuzza; la presidente dell’Istituto Armando Curcio Cristina Siciliano; il sociologo e criminologo Marino D’Amore. 

Il Master sul Giornalismo e Comunicazione Green dell’Istituto Armando Curcio

Questo nuovo progetto educativo firmato Istituto Armando Curcio vuole essere una sfida sulla condivisione della conoscenza di tematiche ad oggi molto importanti, come quelle green. L’Executive Master verte infatti sui temi inerenti alle energie rinnovabili; la tutela delle matrici ambientali (acqua, aria e suolo); i paesaggi urbani e rurali; i cambiamenti climatici; il dissesto idrogeologico (alluvioni, nubifragi, frane e erosione costiera); l’importanza della biodiversità; l’economia circolare e la bioeconomia; la gestione dei rifiuti e le tipologie di impianti di trattamento; la legislazione ambientale, la salute e l’emergenza sanitaria.

Il suo scopo è quello di formare la nuova figura professionale del giornalista e comunicatore ambientale; una figura preparata ad informare il pubblico con efficacia e incisività per renderlo consapevole di ciò che significa green nel XXI secolo. L’identikit è quello di una figura professionale emergente che è molto richiesta nell’ambito del giornalismo, ma anche da enti pubblici e aziende private sempre più attente alle tematiche green e con la necessità di avere, al loro interno, figure specializzate anche per sviluppare campagne divulgative.

Giovani esempi Green

Il tema della salvaguardia ambientale è oggi abbracciato dalle nuove generazioni, sempre aperte e disponibili al cambiamento. Ed è anche di questo che ci parla Vittoria Iacovella, giornalista e scrittrice, nel suo libro I Rompiscatole, scritto in collaborazione con Esri Italia e patrocinato dall’UNHCR. I protagonisti vengono definiti dei rompiscatole proprio perché con la loro testardaggine hanno deciso di affrontare e superare i propri limiti rendendo il mondo un posto migliore. Tra questi c’è Felix Finkbeiner, un bambino tedesco che nel 2007 all’età di nove anni fondò il movimento Plant for the Planet con l’obiettivo di piantare un milione di alberi in ognuno dei Paesi aderenti e dare così il proprio contributo personale alla lotta contro il surriscaldamento globale. Oggi, grazie a lui, ce ne sono quindici miliardi in più. 

Gli alberi sono santuari. Chi sa parlare loro, chi sa ascoltarli, può conoscere la verità.
Hermann Hesse

 
La sostenibilità interessa dunque tutte le aree della nostra vita quotidiana e di conseguenza deve essere un obiettivo comune migliorare davvero le cose, diventando più rispettosi verso il nostro Pianeta.

 

Elena Sperduti

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GREEN MARKETING E PMI https://gutenbergmagazine.it/green-marketing-e-pmi/ https://gutenbergmagazine.it/green-marketing-e-pmi/#respond Thu, 27 Jan 2022 09:25:08 +0000 https://gutenbergmagazine.it/?p=918 GREEN MARKETING E PMI

 

Che cos’è il Green Marketing?

Il green marketing rappresenta l’intero percorso intrapreso da un’azienda per adottare un’ottica green all’interno delle proprie attività. Questo tipo di marketing deve essere coerente, promuovendo tematiche riguardanti la sostenibilità ambientale e non incentrandosi più solo sul servizio offerto.
Le strategie utilizzate possono essere diverse tra loro e possono andare dalla produzione di prodotti e servizi in chiave ecologica fino all’attenzione dei consumi per ridurre le proprie emissioni di C02 in atmosfera.

Quali sono i suoi vantaggi?

Il fatto che sono sempre di più le società che si stanno impegnando per difendere la Terrra sta permettendo di raggiungere obbiettivi importanti in tema di sostenibilità ambientale. Ma quali vantaggi possono trarne le aziende? Semplicemente da un lato l’impresa aumenta la sua Brand reputation facendosi notare come “responsabile”, dall’altro aiuta i propri clienti ad avere una maggiore attenzione verso la salvaguardia del pianeta. Ormai sono moltissimi i consumatori che fanno attenzione ai criteri di sostenibilità prima di acquistare un prodotto; questi sono anche disposti a pagare un prezzo maggiore per avere un bene certificato come sostenibile. Ne consegue che le compagnie che ancora non si sono adattate a tali misure rischiano di non avere nuovi clienti e addirittura perdere i vecchi.

Quali strategie si possono adottare?

È quindi fondamentale, prima di ogni cosa, che tutti gli aspetti amministrativi e produttivi dell’azienda siano gestiti in modo da non avere ripercussioni sull’ambiente.
Per questo le aziende per essere “giudicate” come sostenibili devono fornire una rendicontazione di sostenibilità trasparente, divulgando ad esempio le materie prime utilizzate e la loro origine. In questo modo la fiducia nei loro confronti aumenterà facilmente. Inoltre la legislazione nazionale riserva oggi elevate sanzioni a chi non rispetta determinati requisiti per la sicurezza ambientale, proprio per far capire alle aziende quali sono le conseguenze di una scarsa attenzione verso determinati accorgimenti.

E noi come possiamo contribuire?

Oltre ai semplici accorgimenti adottabili nella vita di tutti i giorni in ottica di salvaguardia ambientale, molte persone si stanno orientando verso la scelta di abitazioni sempre più green o nella ristrutturazione della propria casa attraverso interventi di efficientamento energetico. I consumatori sono inoltre molto attenti anche a diminuire gli sprechi e di conseguenza i consumi. facendo ricadere le proprie scelte verso soluzioni intelligenti a favore del risparmio energetico. Impianti fotovoltaici, domotica, pompe di calore; ma una soluzione può essere sicuramente anche quella di scegliere un fornitore adatto alle proprie esigenze e che utilizzi energie sostenibili. Basterà contattare il servizio clienti per richiedere un preventivo per un nuovo allaccio o per una voltura. Per queste operazioni non dimenticare che è necessario essere in possesso del proprio codice pod presente in bolletta.
Le scelte possibili da adottare sono davvero numerose, ma sono importanti anche la condivisione e il passa parola: aiutare chi ancora non si è avvicinato a queste tematiche è sicuramente un grande passo avanti.

 

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INTERNET OF THINGS: IL MARKETING DEL MONDO DOMOTICO https://gutenbergmagazine.it/internet-of-things-il-marketing-del-mondo-domotico/ https://gutenbergmagazine.it/internet-of-things-il-marketing-del-mondo-domotico/#respond Thu, 27 Jan 2022 09:22:37 +0000 https://gutenbergmagazine.it/?p=914 INTERNET OF THINGS: IL MARKETING DEL MONDO DOMOTICO

Il nostro modo di comunicare e socializzare è stato ormai completamente rivoluzionato dalla tecnologia. Inizialmente non è stato semplice per tutti adattarsi al cambiamento ma ormai internet ha preso il sopravvento in qualsiasi ambito. Nasce così l’IOT, abbreviazione di Internet of Things (internet delle cose) che rappresenta l’interconnessione tra internet e normalissimi oggetti di uso comune. Non parliamo infatti solo di computer, smartphone e tablet, ma anche di semplici oggetti che possiamo trovare nelle nostre case, al lavoro, nelle città.

Tra i principali campi di applicazione troviamo:

  • Smart Building e Smart Home
  • Monitoraggio industriale
  • Videosorveglianza
  • Settore biomedico
  • Industria automobilistica
  • Smart City
  • Agricoltura

Domotica e vantaggi

La domotica nasce quindi per migliorare, attraverso la tecnologia, la qualità di vita delle persone all’interno delle proprie abitazioni e dei luoghi di lavoro. La casa intelligente è una casa fatta completamente su misura in base alle nostre esigenze; l’impianto domotico difatti permette di collegare e gestire tutti gli impianti domestici anche da remoto. Basterà possedere un operatore che permetta una connessione efficiente (anche business). Questo è possibile tramite una centralina di controllo e a sistemi ad essa interconnessi mediante protocolli wireless. Quali sono quindi i vantaggi?

  • Maggior comfort abitativo: potendo gestire gli impianti anche da remoto sarà possibile ad esempio trovare una temperatura ottimale al rientro da lavoro; oppure puoi ad esempio accendere le luci o la tv senza doverti alzare dal divano;
  • Maggiore sicurezza: possiamo collegare all’impianto domotico servizi come il pronto soccorso e la vigilanza; sarà possibile quindi monitorare anche a distanza le telecamere di video-sorveglianza;
  • Riduzione dei costi: con la possibilità di attivare e disattivare luci, elettrodomestici e riscaldamenti sarà più semplice evitare gli sprechi e tenere sotto controllo i propri consumi;
  • Aumento del valore della casa: una volta sostenuto l’investimento iniziale, il resto sarà tutto un guadagno; ci sarà una notevole diminuzione dei costi di consumo, di manutenzione, ma soprattutto l’abitazione Smart acquisirà valore nel tempo in caso di una futura vendita.

Strategie di Digital Marketing per la domotica

Per riuscire a vendere in un mercato competitivo e in continuo cambiamento bisogna quindi implementare la visibilità del proprio brand e dei propri prodotti attraverso strategie mirate. Innanzitutto si deve partire dal presupposto che il futuro dello shopping è online. Molti commercianti però non sono ancora d’accordo con questi cambiamenti, non rendendosi conto degli effettivi vantaggi della tecnologia.
Grazie ad internet ad esempio, una complessa realtà come quella della domotica, è oggi diventata reale e accessibile. Come? Grazie al Digital Marketing.

Tra tutte le diverse strategie disponibili, il Social Media Marketing in questo caso riesce a rendere un fenomeno apparentemente inaccessibile alla portata di tutti. Quando una realtà come quella proposta risulta difficile da comprendere a causa delle sue caratteristiche tecniche, è indispensabile il lavoro di strumenti già inseriti nella nostra vita quotidiana come i Social Media; questi rendono possibile la comprensione degli argomenti più complessi con la loro semplicità, abbattendo muri che molto spesso portano i consumatori a non avvicinarsi ad un campo a loro sconosciuto. È qui che il Marketing digitale va a fare leva sull’informazione, sui contenuti e sulla sua immediatezza.

 

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Fa davvero la differenza essere donna? https://gutenbergmagazine.it/fa-davvero-la-differenza-essere-donna-2/ https://gutenbergmagazine.it/fa-davvero-la-differenza-essere-donna-2/#respond Wed, 06 Oct 2021 09:45:14 +0000 https://gutenbergmagazine.it/?p=803 Fa davvero la differenza essere donna?

Violenza sulle donne: il tema senza tempo affrontato dalla scrittrice Dacia Maraini.

«Viviamo nella parte globalizzata del mondo che conosce l’emancipazione, ma ci sono ancora zone in cui le donne sono schiave, proprietà del marito o dei genitori: queste finiscono in prigione anche solo per una ciocca di capelli fuori dal velo»[1].

Nella Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne, vogliamo aprire con le parole di Dacia Maraini[2], autrice di bestseller che hanno come protagoniste donne che devono lottare contro una società che le emargina. Nel suo ultimo romanzo Corpo felice[3] affronta temi cruciali: la maternità, la sessualità femminile, le lotte per l’emancipazione. Attraverso il ricordo del figlio mai nato ci invita a una riflessione: tutte potremmo aspirare a un corpo capace di dare felicità, se ne fosse al tempo stesso provvisto anche per noi stesse.

 

Leggi l’articolo completo nel numero di settembre.


1 Cfr. https://www.vanityfair.it/show/libri/2019/01/14/dacia-maraini-corpo-felice-anni-parole-scrittrice-foto

[2] Dacia Maraini è uno dei nomi della letteratura italiana più tradotti nel mondo. Romanziera, poetessa, drammaturga, critica, assidua collaboratrice di riviste e giornali, tra cui il «Corriere della Sera» sul quale scrive una rubrica con cadenza quindicinale, è nota al grande pubblico anche per il suo notevole impegno civile e sociale; cfr. http://www.enciclopediadelledonne.it/biografie/dacia-maraini/.

[3] Una madre che non ha avuto il tempo di esserlo. Un figlio mai cresciuto. Tra di loro, i giorni teneri e feroci, sognati eppure vividissimi che non hanno vissuto insieme. E un dialogo ininterrotto che racconta cosa significa diventare donne e uomini oggi. (Cfr. https://www.ibs.it/corpo-felice-storia-di-donne-libro-dacia-maraini/e/9788817104913).

 

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Tutela dell’autore con la tecnologia “blockchain” https://gutenbergmagazine.it/tutela-dellautore-con-la-tecnologia-blockchain/ https://gutenbergmagazine.it/tutela-dellautore-con-la-tecnologia-blockchain/#respond Wed, 06 Oct 2021 09:38:50 +0000 https://gutenbergmagazine.it/?p=799 Tutela dell’autore con la tecnologia blockchain

L’editoria, al passo con una società sempre in movimento, non può permettersi di rimanere indietro.

Con l’affermarsi del web e con la conseguente globalizzazione, il diritto d’autore ha perso un elemento fondamentale: la “territorialità”.
Non è più necessario recarsi fisicamente in un determinato luogo per acquistare l’opera: la si può trovare tranquillamente in rete. Come rimpiazzare quindi questa mancanza e tutelare oggi il diritto d’autore sul web?

La risposta potrebbe essere la tecnologia blockchain[1] ideata da Satoshi Nakamoto[2], pseudonimo della persona o del gruppo di persone che nel 2011 hanno lanciato la Bitcoin e che per tenere un registro di tutte le transazioni che avvengono con quest’ultima hanno dato forma ad un sistema che sfrutta i dati e la potenza di una rete di computer provenienti da ogni parte del mondo. Si è così realizzata una vera e propria banca dati in continuo aggiornamento da poter utilizzare in molti campi, come quello per la difesa dell’editoria.

 

Leggi l’articolo completo nel numero di settembre.


[1] È definita come un registro digitale le cui voci sono raggruppate in blocchi, concatenati in ordine cronologico, e la cui integrità è garantita dall’uso della crittografia.

[2] L’ultimo contatto da parte di Satoshi Nakamoto è stato nel 2011, quando dichiarò di essere passato ad altri progetti e di aver lasciato il Bitcoin in buone mani con Gavin Andresen.

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Tutti i segreti dell’editoria digitale https://gutenbergmagazine.it/tutti-i-segreti-delleditoria-digitale/ https://gutenbergmagazine.it/tutti-i-segreti-delleditoria-digitale/#respond Wed, 06 Oct 2021 09:34:10 +0000 https://gutenbergmagazine.it/?p=795 L’editoria al passo con una società sempre in movimento: non può permettersi di rimanere indietro. Tutti i segreti dell’editoria digitale.

Oggigiorno, le innovazioni tecnologiche hanno rivoluzionato anche il settore dell’editoria, che è in continuo sviluppo, dovendo trovare idee sempre nuove per appassionare il pubblico, soprattutto quello più giovane. Si favorisce il formato digitale, perché ha un impatto sull’ambiente pari a zero, rispetto a quello, sicuramente più elevato, della stampa tradizionale[1].

Il mondo editoriale italiano sembra guardare in modo positivo alle nuove innovazioni tecnologiche. La rete rappresenta un passaggio a un ecosistema mediologico che obbliga all’abbandono delle vecchie pratiche e abitudini per adottare nuovi modelli e nuove innovazioni editoriali. I lettori di oggi sono maggiormente attratti da giornali, libri o riviste online, accessibili a tutti e spesso gratuiti. Le ultime innovazioni tecnologiche nel settore dell’editoria sembrano quindi non avere svantaggi.


[1] Treleani, A., Quale futuro per l’editoria?, «Cultura Social», 18/04/2017. Cfr. http://www.culturasocial.it/futuro-editoria/ (Consultato il 05/05/2020).

 

Leggi l’articolo completo nel numero di settembre.

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L’importanza del femminismo nella conquista della parità nel mondo dell’editoria https://gutenbergmagazine.it/limportanza-del-femminismo-nella-conquista-della-parita-nel-mondo-delleditoria/ https://gutenbergmagazine.it/limportanza-del-femminismo-nella-conquista-della-parita-nel-mondo-delleditoria/#respond Wed, 06 Oct 2021 09:25:24 +0000 https://gutenbergmagazine.it/?p=791 L’importanza del femminismo nella conquista della parità nel mondo dell’editoria

«Ho creato la Virago per rompere un silenzio, per far sì che la voce delle donne fosse udita, per raccontare le storie delle donne, la mia storia e la loro».

Parole ricche di coraggio quelle di Carmen Callil, che nel 1973 fonda a Londra la casa editrice femminista Virago[1]. Uno dei molti progetti editoriali ideati dalle donne per le donne dopo i primi risultati ottenuti sul piano economico e giuridico, come il diritto di voto; questo per perseguire un’emancipazione culturale e rendere protagoniste le donne in un mondo dominato da uomini.

Il decollo di un’editoria al femminile in Italia ha inizio dalla casa editrice Scritti di Rivolta Femminile, fondata a Milano nel 1970 con l’intenzione di liberare la produzione delle donne da censure. Nel 1975 nascono le prime riviste femministe come «Dwf»[2] e, insieme, vere e proprie case editrici istituite da donne: Edizioni delle donne a Roma, La Rosa a Torino e La Tartaruga a Milano.

 

Leggi l’articolo integrale nel numero di settembre.


[1] Virago è una casa editrice britannica con sede a Londra impegnata nella pubblicazione di libri femminili su temi femministi. Fondata e gestita da donne negli anni ’70 e sostenuta dal successo del Movimento di Liberazione delle Donne (WLM). (Cfr. https://en.wikipedia.org/wiki/Virago_Press).

[2] DWF donnawomanfemme è una rivista che dal 1975 ad oggi costituisce un riferimento essenziale per chiunque si occupi del pensiero politico e della cultura delle donne in Italia e nel mondo. (Cfr. http://www.dwf.it/chi-siamo).

 

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Valerio Todini: studente amato https://gutenbergmagazine.it/valerio-todini-studente-amato/ https://gutenbergmagazine.it/valerio-todini-studente-amato/#respond Tue, 17 Nov 2020 09:22:28 +0000 https://gutenbergmagazine.it/?p=573 Giovane talentuoso autore, ci ha lasciato.
Un ragazzo speciale, curioso e creativo, dalle scelte audaci e non scontate.

L’Istituto Armando Curcio si stringe al cordoglio della famiglia Todini.

Abbiamo avuto la fortuna di conoscere il caro Valerio nel settembre del 2017 quando ha scelto di frequentare il corso di «Redattore editoriale»: da quel momento il suo spirito curioso e creativo non ha mai smesso di essere alimentato, tanto da scegliere anche di laurearsi in azienda, diventando studente del Corso di Laurea Triennale «Mediazione Linguistica in Editoria e Giornalismo».

Valerio, che riassumeva in sé i caratteri di quel pubblico di giovani che sono il meglio della nostra società – sia nel mondo del lavoro che nei rapporti  interpersonali –, ci ha purtroppo lasciati a causa del male incurabile che l’aveva colpito.

Studente modello, il «miglior studente», era stato anche chiamato a mettersi alla prova come autore. Il suo acuto senso critico e le sue naturali doti di scrittura lo hanno infatti portato alla redazione dell’Armando Curcio Editore, per la quale aveva appena terminato la sua prima fatica editoriale.

Sandro Pertini. Il presidente amato da tutti, è il titolo del progetto che Valerio ha portato a compimento con dedizione e passione per la ricerca, la storia, la cultura, la scrittura. In prossima pubblicazione il 3 dicembre 2020, il volume realizzato da Valerio – con la curatela del noto criminologo Fabio Iadeluca, e illustrato dal più apprezzato artista per letteratura per ragazzi in Italia, Filippo Barbacini – è la sintesi di quella passione per la ricerca e la cultura.

A 30 anni dalla morte del Presidente più amato d’Italia, il volume è il racconto della sua spontaneità e della sua umiltà, qualità che lo hanno portato, nella Costituente, a inserire i principi di uguaglianza, giustizia sociale e libertà per i quali si è battuto per tutta la vita. Presidente di tutti, era soprattutto un uomo onesto, libero e giusto, che non aveva necessità di urlare «giustizia», perché riusciva a trasmetterla con esempi concreti soprattutto a beneficio delle nuove generazioni. 

È quello che ha fatto anche Valerio, con senso critico, umiltà e spontaneità: raccontare un gigante della storia italiana a beneficio delle nuove generazioni. Ed è la sua più grande opera.

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Fakecracy e over-verità: la “pseudoconoscenza” https://gutenbergmagazine.it/fakecracy-e-over-verita-la-pseudoconoscenza/ https://gutenbergmagazine.it/fakecracy-e-over-verita-la-pseudoconoscenza/#respond Wed, 16 Sep 2020 15:51:06 +0000 https://gutenbergmagazine.it/?p=564 Fakecracy e over-verità: facce della stessa medaglia

La nostra era sembra essere il prodotto della post-verità, ossia una verità che rifiuta la certezza dei dati di fatto per veicolare l’emozionalità populista e retorica che sostituisce l’informazione.

A mio modesto avviso questo ci ha condotto in una nuova stagione sociale e comunicativa che, come detto, è quella dell’over-verità o verità funzionale, quella che offusca la verità stessa, la ingloba e la plasma secondo le circostanze, i relativi scopi e le contingenze politiche, economiche e sociali.

L’over-verità è un concetto fluido, figlio della modernità baumaniana, una condizione che oltrepassa la realtà, ne mitiga l’importanza, relegandola nella condizione di evenienza collaterale.

Un modus pensandi che indirizza l’azione comunicativa e non teme la contraddizione, anzi la neutralizza negandola o semplicemente dimenticandola come se non fosse mai esistita.

Questa è l’over-verità, la verità funzionale adatta a qualsiasi situazione in cui il dato di fatto diventa accessorio, elemento non necessario, danno collaterale a volte da lasciar cadere nell’oblio.

Essa tuttavia non uccide il pluralismo informativo anzi lo amplifica, perché ogni attore comunicativo può costruirsi la sua versione dei fatti che smentisce quella dell’antagonista nel contradditorio e affermare ciò che, in quel momento, è più utile alla sua causa. Tutto ciò rappresenta una sorta di gara di credibilità che cerca di fidelizzare più seguaci possibile e i quali, tendenzialmente, nell’ambito del proprio confermation bias, saranno propensi a credere a ciò di cui sono già convinti, con buona pace del concetto di verità e trionfo dello stereotipo e del pregiudizio.

Un tale clima diventa il terreno ideale per le fake news e le fake leadership, ossia le classi dirigenti che veicolano quel tipo di messaggio, che aggregano e fidelizzano il consenso attraverso l’uso strumentale di una comunicazione faziosa, vettore di contenuti funzionali che, pur mostrando il sembiante della veridicità, non corrispondono alla verità. Quest’ultima, in questo modo, smarrisce il carattere di oggettività che dovrebbe connotarla per diventare un’opinione, anzi più opinioni intese come proiezioni e riflessioni edulcorate riguardo a un determinato evento.

Diventa in questo modo opinabile anche il concetto di cultura che dovrebbe contestualizzare quello sopracitato e che diventa un’entità effimera, liquida, proiettata verso una rapida scadenza che ne inficia l’efficacia.

Il termine cultura deriva dal latino ‘colere’ che significa coltivare. Quindi colto è colui che è stato coltivato e nutrito nell’animo e così istruito. Tra società e cultura esistono forti interrelazioni biunivoche e l’esistenza dell’una è strettamente correlata all’esistenza dell’altra. La cultura è caratterizzata dagli specifici sistemi di significati che usiamo per orientarci nel mondo sociale. Quando la cultura si basa sull’ove-verità ecco che a governare subentra la fakecracy: un sistema basato sulla pseudo-conoscenza dei fatti che amplifica il conflitto superficiale e fine a sé stesso, ogni dicotomia è manichea e costruisce il suo nemico del momento.

La Fakecrazia è la massima espressione di questa cultura e di ogni sua distorsione: un sistema che ostenta legittimità e si palesa come detentore di ogni soluzione, a cui adatta in ogni momento un’over-verità, grazie all’intrinseca fluidità che le accomuna.

Un modello di governo che si modifica in ogni situazione ed elargisce al suo popolo ciò che chiede intercettandone le volontà inespresse, pronto a reinventarsi continuamente al pari dei contenuti che veicola.

Nell’epoca dell’over-verità e della fakecracy, ciò che davvero conta è che tutto sia credibile ma non necessariamente vero.

Marino D’Amore

Fakecracy e over-verità: la pseudoconoscenza


Leggi anche:

La rete e l’informazione ai tempi di Covid-19

Fake news e post-verità: la rete come nuovo strumento per tecniche del passato

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Il racconto del virus: da infopandemia a pancomunicazione https://gutenbergmagazine.it/coronavirus-infopandemia-e-pancomunicazione/ https://gutenbergmagazine.it/coronavirus-infopandemia-e-pancomunicazione/#respond Fri, 11 Sep 2020 16:01:12 +0000 https://gutenbergmagazine.it/?p=558 Il Coronavirus rappresenta il grande nemico che il mondo sta affrontando in questi ultimi mesi. Una questione che si dirime tra misure mediche emergenziali e decisioni amministrative draconiane.

Anche l’uso della terminologia appare confuso, dividendosi, soprattutto mediaticamente, per un periodo tra influenza ed epidemia sino all’ufficializzazione mondiale della pandemia. In questo momento di profonda confusione alcuni punti si mostrano nella loro inequivocabile evidenza:

  • In primo luogo ci troviamo di fronte a un tipico caso di infodemia, anzi di infopandemia: un sovraccarico d’informazioni sul tema prima contrastanti, poi ipertranquillizzanti e infine giustamente allarmanti, stimoli informativi che non chiariscono la questione e soprattutto neutralizzano la legittimità autorevole di ogni fonte. Tale contrasto coinvolge e connota le differenti posizioni del mondo scientifico e di quello istituzionale, ma rappresenta anche una divisione interna al primo, dove alcuni medici per settimane hanno smentito altri sulla reale gravità del virus, catalizzando una profonda sfiducia su tutto ciò che viene detto e che prolifera, alimentato e diffuso dalle dinamiche piramidali del web. Senza contare le fake news che, in un periodo di allarme sociale e di abbassamento dei filtri razionali di interpretazione, trovano terreno fertile.
  • Le misure prese dal Governo e dalle amministrazioni locali vengono raccontate e si mostrano come strumenti di lotta impari e disperata contro il virus, mentre dovrebbero essere definite meglio, soprattutto in ambito mediatico, come mere misure di contenimento dello stesso a causa della sua alta contagiosità, dell’assenza di farmaci dedicati e del fattuale pericolo di collasso delle strutture ospedaliere. In questo caso anche un eccessivo presenzialismo mediatico dei rappresentati delle istituzioni alimenta l’allarmismo sociale e la psicosi che ne deriva. Le parole fanno paura: epidemia, pandemia… il richiamo a un epilogo catastrofista è evidente. La commistione di questi elementi fa sì che il messaggio, relativamente chiaro, che le istituzioni vorrebbero diffondere, ossia quello di evitare contatti e rimanere a casa, molte volte venga disatteso per invadere i supermercati o i tabaccai nel cuore della notte, con effetti controproducenti e potenzialmente pericolosi in termini di contagio, come è accaduto dopo gli ultimi messaggi del Presidente del Consiglio.
  • Il racconto iconografico dei mass media suggerisce scenari apocalittici che amplificano il timore e gli effetti dei punti precedenti, gonfiati anche dalla serializzazione di un’ipercomunicazione caratterizzata da continui aggiornamenti che di fatto acuiscono la percezione tensiva della situazione, soprattutto quando aumentano le vittime e i contagiati. La situazione è molto seria e la sua gravità non è calcolabile se non nel breve periodo, tuttavia anche una normalizzazione, non nei contenuti ma nelle sue modalità, della comunicazione giornalistica aiuterebbe a far comprendere meglio la difficile realtà che stiamo vivendo. Una realtà che non viene percepita da tutti con la considerazione che merita, soprattutto per il prezzo alto che si sta pagando in termine di vittime, ad esempio in Lombardia. L’overload informativo agisce per paradigmi di quantità e l’invasività di ogni immagine funziona meglio di qualsiasi altro contenuto, meglio della parola, soprattutto nei social, nell’epoca della convergenza multimediale e della società dell’immagine, provocando o un cieco allarmismo o uno scetticismo lassista, senza una giusta via di mezzo.
  • Il proliferare delle fake news, che anche in questo caso che inficiano il lavoro dei buoni comunicatori e dei divulgatori scientifici: dall’uso delle mascherine sino alla ricerca spasmodica del paziente zero, ormai inutile dato che il virus proviene dalla Cina ma sembra assumere dimensioni autoctone nelle aeree in cui è arrivato, dai rimedi fatti in casa sino alle tisane calde che uccidono il virus. Fattori che hanno aumentato esponenzialmente la destabilizzazione cognitiva, insieme a uno sfrenato individualismo baumaniano che si è palesato in diversi episodi: dal forzo del blocco nella zona rossa per scappare in piena notte fino ai locali pieni di ragazzi che brindano al Coronavirus, passando per la speculazione economica online sulle mascherine. Una grande, esecrabile irresponsabilità che ha contribuito alla situazione attuale.
  • Il passaggio dell’Italia da Paese contagiato a paese che contagia: situazione che ha causato l’isolamento del nostro Stato come paese focolaio con tutte le conseguenze economiche che ne sono derivate e di cui ancora non riusciamo a valutare i contorni. Un isolamento che ha mostrato tutta la sua superficialità: il caso italiano avrebbe dovuto rappresentare un esempio emergenziale da seguire e invece ha fatto abbassare la guardia al resto dell’Europa e del mondo, disegnando poi i contorni della pandemia. Una pandemia combattuta secondo modalità diverse che, a prescindere da tutte le valutazioni possibili, negano, quantomeno, una volontà di approccio comune, sinergico, valutato secondo i rispettivi sistemi sanitari.
  • L’illogicità caotica della comunicazione istituzionale che è passata da una situazione epidemica a una normalizzazione forzata fino all’attuale stato pandemico in un tempo relativamente breve: evenienza che ha effettivamente cozzato con la chiusura di alcuni luoghi di aggregazione, ad esempio le scuole e gli stadi, tenendone aperti altri dove il contatto era ugualmente possibile per arrivare poi, ripeto giustamente, alla “chiusura” dell’intera nazione e della sua socialità. Misure necessarie e inderogabili ora, ma qual è stato il risultato della volubilità comunicativa delle istituzioni? Una continua perdita di credibilità che continua a creare sfiducia e tradisce ogni tentativo di controllo.

 

A una drammatica incognita medica ed emergenziale, che si declina secondo dinamiche globalizzanti, si oppone una giusta nemesi: l’efficacia speculare di uno strumento strettamente sociale come il distanziamento.

La comunicazione che accompagna quotidianamente questa vicenda tuttavia continua ad apparire al contempo abnorme nella sua mole ma confusa e singhiozzante nei suoi contenuti.

Un’ipercomunicazione, come detto, divisa tra aggiornamenti drammatici di decessi, presenzialismi televisivi, teorie complottiste e negazionismi di settore, elementi che alimentano dubbi e cristallizzano una situazione di fluida incertezza baumaniana che però, per ora, non vede cambiamento.

Il concetto post-verità si è imposto prepotentemente nella letteratura comunicativo-giornalistica, e nell’uso comune, a seguito della Brexit e, più recentemente, delle presidenziali americane vinte da Donald Trump: si tratta di una derivazione dell’inglese post-truth, parola dell’anno per il 2016 per gli Oxford Dictionaries. Non sorprende che la sua diffusione sia avvenuta nella contingenza di due eventi di rilievo in ambito anglofono che ne hanno catalizzato la visibilità e l’utilizzo conseguente.

Il suo significato definisce, e al tempo stesso contestualizza, lo scenario in cui nascono e si diffondono le fake news, ossia circostanze in cui i dati di fatto sono ritenuti meno credibili e influenti nel convincere e costruire la pubblica opinione rispetto agli appelli all’emotività, ai pregiudizi e alle convinzioni personali, all’interno di dinamiche relative al confirmation bias.

La prima attestazione della comparsa del termine post-truth risale al 1992. In quell’anno Steve Tesich, in un articolo apparso sulla rivista “The Nation”, scriveva a proposito della guerra del Golfo Persico: «We, as a free people, have freely decided that we want to live in some post-truth world» (Noi, come popolo libero, abbiamo liberamente deciso che vogliamo vivere in una sorta di mondo post-verità.).

La post-verità sembra rappresentare la cifra distintiva della società contemporanea. Una falsa notizia legata al denaro versato dalla Gran Bretagna alla Comunità Europea può influenzare le sorti del voto riguardo al suo affrancamento dalla UE attraverso una narrazione svincolata da dati obiettivi ma legata a un’emozionalità retorica che coinvolge variegati ambiti comunicativi e sociali.

Quello della post-verità, tuttavia, non appare come un fenomeno del tutto nuovo: si pensi, nel passato e nel presente, all’utilizzo abituale delle fake news e della propaganda politica che demonizza l’avversario, strumenti retorico-comunicativi che mirano a gratificare l’emozionalità stereotipica delle masse. Si può affermare che la post-verità rappresenti un’evoluzione di questi ultimi che si lega a doppio filo con la capacità invasiva della Rete. La globalizzazione e la viralizzazione della post-verità, unita alla delegittimazione e alla moltiplicazione delle fonti, raggiunge un pubblico acritico, deresponsabilizzato, che soddisfa il proprio appetito stereotipico, la accoglie fideisticamente senza verificarla, anche disponendo di mezzi e possibilità finalizzati allo scopo.

Internet, attraverso la sua prepotente forza di diffusione, ha esacerbato il concetto di superamento della verità che, di fatto, neutralizza la sua importanza, relegandola all’ambito della contingenza. Una contingenza che preconizza il suo carattere fluido e provvisorio: la post-verità, infatti, spesso finisce per diventare la verità dei post nei social network, pulpiti digitali postmoderni che costruiscono postulati valoriali, credenze e opinioni in ambito comunicativo, sociale e politico.

L’utilizzo del termine post-verità è controverso e apre al dibattito. Da un punto di vista semantico, tale criticità si concentra sul prefisso post: la sua accezione relativa a un “dopo” oscura quella di “oltre” che esplica in maniera maggiormente esaustiva il concetto di superamento attraverso la speculare funzionalizzazione di annullamento.

Secondo il mio modesto parere, ritengo che il superamento fisiologico sopracitato agisca sul concetto stesso di post-verità, processo catalizzato proprio dal web. Ora ci troviamo nella stagione dell’over-verità o verità funzionale, quella che offusca, obnubila la verità stessa aggredendola, fagocitandola, mutando la sua forma secondo le circostanze e i relativi scopi, ma soprattutto obbedendo alle dinamiche della fluidità baumaniana.

Le parole hanno un peso e sono uno strumento di potere e di responsabilità: il potere di essere ascoltati e guadagnare autorevolezza e la responsabilità di influenzare masse d’individui. La loro incomprensione arricchisce paradossalmente di significato altre manifestazioni umane autoindotte o imposte, come appunto il distanziamento sociale. Esso sembra essere l’unica arma a disposizione che certamente sta cambiando e cambierà ancora le nostre vite, le loro dinamiche relazionali, neutralizzando per lungo tempo l’unione e l’empatia del contatto. Una misura che attiverà processi in cui la commistione di fattori socio-spaziali rimodulerà un particolare ordine relazionale tra i gruppi e gli individui stessi, parafrasando Simmel. Secondo vari gradi d’intensità potrebbe sfociare nell’esclusione sociale colma di risentimento preconizzata da Bauman o nell’isolamento funzionale di Sennett che si proietta nella parcellizzazione delle relazioni umane. Insomma esiste la possibilità di un necessario ripensamento del nostro modus vivendi e degli scambi a esso sottesi. In questo momento sono proprio le parole a modulare, mitigandolo, un processo di distanziamento che da misura sanitaria potrebbe diventare una consuetudine comportamentale.

La comunicazione deve neutralizzare la frammentazione infopandemica che vive e ricostruirsi in una pancomunicazione che attualizzi una collaborazione sinergica, condivisa e partecipata tra tutti gli attori internazionali.  Una comunicazione globalizzata, globalizzante e multidisciplinare, strutturata dal professionismo medico, istituzionale, psicologico e sociologico affinché concepisca e diffonda informazioni condivise guidate da un intento unitario.

Una pancomunicazione che intacchi un potenziale isolamento e risvegli la voglia di comunità, della normalità di un quotidiano che non conti più vittime ma guardi intere comunità scendere dai balconi e tenersi per mano mentre procedono verso un futuro, faticoso ma indispensabile, di rinascita.

Marino D’Amore

coronavirus: infopandemia e pancumonucazione

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