domenica, Aprile 11, 2021
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In difesa dell’editoria

Tutela dell’autore con la tecnologia “blockchain”.
Con l’affermarsi del web e con la conseguente globalizzazione, il diritto d’autore[1] ha perso un elemento fondamentale: la  . Non è più necessario recarsi fisicamente in un determinato luogo per acquistare l’opera: la si può trovare tranquillamente in rete.

Sono già molteplici le piattaforme che usano la   e per citarne alcune    e  , che funzionano come il tradizionale deposito SIAE, ma ad un prezzo più accessibile e con una registrazione ed un controllo più semplici e tempestivi. Da tenere in considerazione è anche l’equivoco in cui spesso molti autori cadono, iscrivendo la propria opera alla SIAE, pensando che questa ne tuteli i diritti  contrario, la legge 633 del 1941, tutela l’opera fin dalla sua creazione. La blockchain può fornire anche tracciamento delle licenze e/o delle cessioni dei diritti a case editrici o testate giornalistiche,  rendendo più facile la ricerca dei titolari nei casi in cui un’opera non sia più in commercio da lungo tempo e qualcuno voglia pubblicarla nuovamente. Nonostante il sorgere di problematiche riguardanti l’impiego di un’elevata quantità di energia[5], il nostro ordinamento ha emanato la legge numero 12 del 2019 per spiegarne i limiti di utilizzo. Come si suol dire “non tutti i mali vengono per nuocere”.

Andreea Cristina Dudau


RIFERIMENTI:

[1] Diritto che consente all’autore di poter disporre in modo esclusivo delle sue opere, di rivendicarne la paternità, di  decidere se e quando pubblicarle, di opporsi ad ogni loro modificazione, di autorizzarne ogni tipo di utilizzazione e di ricevere i relativi compensi.

[2] È definita come un registro digitale le cui voci sono raggruppate in blocchi, concatenati in ordine cronologico, e la cui integrità è garantita dall’uso della crittografia.

[3] L’ultimo contatto da parte di Satoshi Nakamoto è stato nel 2011, quando dichiarò di essere passato ad altri progetti e di aver lasciato il Bitcoin in buone mani con Gavin Andresen.

[4] Il Bitcoin è una moneta virtuale, ovvero che non viene stampata come la normale cartamoneta, ma che viene creata, distribuita e scambiata in maniera completamente virtuale, attraverso i computer.

[5] Attraverso tutti i computer e hardware appositi collegati alla blockchain vengono utilizzati circa 64.15 terawatt di energia per anno.

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